Nel 2019 ci sembra, ormai, di conoscere proprio tutto sulla cellulite.

Una cosa che sappiamo, per esempio, è che ci sta così antipatica che rimaniamo sbigottite se, in spiaggia o nello spogliatoio della palestra, vediamo un paio di glutei femminili che ne sono privi.

E, con un po’ di invidia, cerchiamo con lo sguardo qualche altro difetto.

Dobbiamo poi fare i conti con una grandissima verità: quello strano meccanismo che noi donne over 40 inneschiamo quando facciamo finta di sembrare disinteressate all’aspetto frastagliato e tremolante delle nostre gambe affette dalla cellulite.

Come se proprio non ci importasse, ma della cellulite ci interessa eccome!

E’ sempre stato così? A giudicare dai dipinti barocchi o rinascimentali, no.

Breve storia della cellulite.

Può sembrare incredibile, ma il termine “cellulite” si è materializzato per la prima volta nella storia nel 1873. Era l’anno della dodicesima edizione del Dictionnaire de médecine diretto da Littré e Robin, dove veniva descritta come “un’infiammazione dei tessuti cellulari o laminari”. 

Dalla sua definizione alla sua comparsa nella società come “problema” sono dovuti passare una manciata di decenni: solo negli anni 20, i medici iniziano a parlarne come di una malattia da intossicazione del corpo.

Il merito va, sicuramente, anche alla progressiva antipatia per un altro male: l’obesità.

Tra la fine degli anni 20 e tutto il decennio successivo, il grasso diventa proprio out e la moda propone un modello di donna assolutamente longilineo e privo di curve. Nascono abiti e reggiseni capaci di comprimere le rotondità, imponendo al corpo forme dritte e geometriche.

L’anno 1933 è decisivo per la storia della cellulite: su una nota rivista, appare descritta come “il problema femminile” e su altri giornali compaiono articoli con definizioni davvero spaventose. Qualcuno scrive che la cellulite sarebbe dovuta a un misto di urine intrappolate qua e là nel corpo umano.

La cellulite, in poco tempo, diventa la malattia della donna moderna che lavora, è stressata e vive in una città fortemente inquinata.

La prima idea di check-up diagnostico.

Proprio in quegli anni si fa strada l’idea che la cellulite sia di tanti tipi: pelvica, ginecologica, delle caviglie, dei glutei, e che gli step preliminari per trattarla siano osservare, palpare, pizzicare la zona interessata.

Nasce – potremmo dire – il check-up diagnostico, quell’importantissima fase del trattamento dell’inestetismo che mira a studiarlo e comprenderlo per trovare la soluzione più efficace.

La cellulite come ossessione.

L’ossessione per la cellulite scatterà pienamente solo negli anni 60. In America, per fare la sua marcia trionfale, questo inestetismo sceglie un anno decisamente non casuale: il 1968.

Anno di lotte giovanili, manifestazioni, hippie, femminismo, pacifismo e libertà. Ed anche l’anno in cui appare un nuovo articolo dal titolo Cellulite, the new word for fat you couldn’t lose before (Cellulite, la nuova parola per il grasso che prima non potevi perdere). 

L’ansia da cellulite aveva ormai avuto inizio e le lettrici scrivevano terrorizzate alle loro riviste preferite per sapere se fossero malate.

Il termine entra nei nostri vocabolari solo di recente.

Se negli anni 80 del secolo scorso la cellulite era ancora descritta con il suo significato originale di infiammazione, negli anni 90 a questa idea si affianca quella di cellulite come accumulo di ciccia. La Treccani, alla voce cellulite, riporta: “Nel linguaggio comune, presenza di adipe non uniformemente distribuito nelle parti esterne del corpo, soprattutto nelle donne”.

Ed è così che la cellulite – che esiste da sempre – diventa il cruccio femminile dell’epoca moderna.

E tu?

Ne sei ossessionata?